COVERCIANESE: dare la pausa

La parola ‘pausa’ denota “un intervallo nell’azione, un’interruzione temporanea, più o meno breve, di un’attività”. Il calciatore che dà la pausa è quindi quello che rallenta una manovra offensiva tenendo la palla tra i piedi. È come se – nel mezzo della scalata di una montagna – si fermasse un attimo per tirare un sospirone e godersi il panorama prima di ripartire a testa bassa.

Nel calcio, il concetto di pausa nasce soltanto negli anni Settanta, quando i ritmi di gioco si intensificano, gli spazi sul campo si restringono e la pressione sul portatore di palla aumenta. La possibilità di tenere a lungo il pallone tra i piedi si assottiglia: chi – come Maradona, Riquelme, Aimar, Bergkamp e Iniesta – ci riesce con facilità non diventa solo utile, ma anche degno di un culto particolare.

Oggi, in un calcio ossessionato dall’intensità, i giocatori capaci di dare la pausa sono sempre di meno e spesso tacciati di lentezza. In realtà sono ancora fondamentali perché – in quel dilatato lasso di tempo tra lo stop e il passaggio – permettono ai loro compagni di muoversi, ordinarsi e quindi disordinare la struttura difensiva avversaria. 

Come ha scritto Jorge Valdano: “Per giocare bene ovviamente si deve correre, ma si deve anche saper frenare”.

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